Porta i figli ossessionati dai videogiochi di guerra in Israele

Un giornalista svedese ha deciso di insegnare ai suoi due figli appassionati di videogiochi di guerra cosa è davvero la guerra portandoli dieci giorni in Siria e Israele.

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L’idea è nata a tavola durante una cena lo scorso anno; Leo e Frank, di 11 e 10 anni, hanno implorato il padre Carl-Magnus Helgegren di comprargli l’ultimo videogioco di Call of Duty ma lui, preoccupato per la loro ossessione per giochi di questo tipo, prima di rispondere si è chiesto se i ragazzi avessero idea su quale sia il vero utilizzo delle armi nel mondo reale. Così ha deciso di portarli in un posto dove avrebbero potuto vivere la guerra in (quasi) prima persona per mostrare loro la dura realtà delle regioni devastate dalla guerra e sono partiti per Israele. Al ritorno i ragazzi erano completamente trasformati.

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La madre Elisa, separata da Carl-Magnus, inizialmente non era per niente d’accordo ma infine ha deciso di andare con loro. “L’abbiamo fatto per il bene dei nostri figli“, ha detto. Lo scorso aprile quindi sono partiti tutti e quattro per le alture del Golan che confinano con Siria, Libano e Giordania, facendo un tour di dieci giorni.

La prima tappa è stata Gerusalemme, dove sono stati ospitati da una famiglia israeliana per fare in modo che i ragazzi si immergessero nella cultura locale. Successivamente sono andati al campo profughi di Shuafat, dove non c’era abbastanza acqua per tutti e dove i bambini venivano medicati ogni giorno a causa di calci alla testa o di un fucile. “Non lo vedete nei videogiochi ma questo è quello a cui può servire un’arma. Vengono puntate anche verso ragazzi della vostra età”, ha detto Helgegren ai suoi figli. La famiglia ha anche visitato Mjadal Shams, un altopiano roccioso che ha almeno 2000 campi minati.

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Non tutti hanno però apprezzato la lezione che Helgegren ha voluto insegnare ai suoi figli, accusandolo di non aver pensato alla sicurezza dei suoi figli. “Ho ricevuto messaggi che dicevano che sono il peggior genitore del mondo, dicendo che ho traumatizzato i miei figli, che sono un bastardo presuntuoso, e che dovrei essere cosparso di napalm. Non mi aspettavo proprio una reazione del genere”, ha dichiarato l’uomo. “Sono i miei figli e faccio quello che trovo più giusto per loro“, ha risposto. “Siamo andati in aprile quando la situazione non era quella che è adesso e ci sono stato precedentemente due volte e non mi sono mai sentito in pericolo. Se ci fosse stata una guerra in corso non ci sarei andato. Le persone che non ci sono mai state pensano che le persone sparino sempre e ovunque. Non è così”.

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Nonostante le critiche, Helgegren è soddisfatto del risultato; una volta tornati, i suoi ragazzi – che non hanno subito alcun danno durante il viaggio – hanno perso interesse per il gioco di guerra che desideravano prima della partenza. Addirittura, hanno cominciato a interessarsi sulla situazione in Israele. “Mi chiedono sempre notizie a riguardo; sono venuti a conoscenza di un conflitto che nemmeno alcuni adulti capiscono appieno”, ha detto Helgegren, che continua a chiedersi perché gli altri genitori non siano preoccupati del fatto che le armi siano così comuni nei videogiochi e che non facciano niente a riguardo; non capisce perché i genitori vogliano proteggere i figli non facendogli vedere la vera guerra ma gli permettano di giocare a giochi di guerra. “In Svezia e in Europa siamo molto privilegiati. Abbiamo la sanità, i diritti e i servizi sociali. E con questo viene la responsabilità di educare noi stessi e non solo diventare zombie giocando ai videogiochi e mangiando hamburger”. Ben detto, Helgegren!

Samantha, o Sam, classe '88, alla costante ricerca di un lavoro vero mentre vago nei meandri del web scrivendo notizie stupide con due gatti e due coniglietti in braccio.

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