Ecco alcuni pensieri che un po' tutti facciamo ai colloqui

Ecco alcuni pensieri che un po’ tutti facciamo ai colloqui


Crescere vuol dire anche doversi trovare un lavoro e quindi dover fare alcuni colloqui. Grazie a questa crisi che sembra non finire più ormai di colloqui se ne fanno a decine (per poi finire a fare decine di lavori saltuari e sottopagati quando va bene, magari) ma per tirarci un po’ su di morale abbiamo pensato di raccogliere alcuni dei pensieri che, bene o male, facciamo tutti durante un colloquio di lavoro.

Ecco alcuni pensieri che un po' tutti facciamo ai colloqui

  1. Oh mio Dio, spero di non avere le ascelle pezzate

    L’ansia probabilmente è la cosa che tutti abbiamo in comune quando facciamo un colloquio. Tutti ne hanno almeno un po’ – e se dite di no siete dei bugiardi o degli alieni – e il nemico peggiore dell’ansia è il sudore. Per fare bella figura pensiamo di mettere una bella camicia ma ce ne pentiamo subito quando sentiamo arrivare la pezzata.

  2. Prendetemi, per favore, sono stanco di chiedere soldi ai miei

    Possiamo fingere di essere a nostro agio e comportarci con aria di sufficienza per farci vedere un po’ ‘cool’ ma in realtà vorremmo pregare chi abbiamo davanti di darci subito il lavoro per poter smettere una volta per tutte di dipendere, del tutto o in parte, dai genitori.

  3. Questa la so, l’ho trovata su Google tra le domande comuni che fanno ai colloqui

    Ebbene sì, alcune persone sono talmente ansiose che googlano le domande che potrebbero essere fatte – oltre che a guardare su Street View il posto esatto in cui dovranno recarsi, più il percorso da fare a piedi dalla fermata dell’autobus. Ah, non lo fate anche voi?

  4. Ma mi ci vedo davvero a lavorare qui?

    Dopo un po’ cominciamo a capire se davvero quel lavoro potrebbe fare al caso nostro e, mentre l’interlocutore continua con i suoi paroloni, fantastichiamo su come potrebbe essere stare lì otto ore al giorno, chiedendoci se vale la pena fare tutta quella strada, se potremmo andare d’accordo con le persone con cui abbiamo parlato, se la macchinetta del caffè funziona con la chiavetta, eccetera.

  5. Come cavolo è che si chiamava questo?

    Alzi la mano chi si ricorda il nome della persona a cui ha appena stretto la mano. Bene, adesso la alzi chi riesce a ricordarlo anche a un colloquio. Sempre grazie alla nostra cara ansia, capita non spesso ma oserei dire quasi sempre di scordare il nome del tipo o della tipa che farnetica in un nanosecondo, dovendo poi ripiegare sul generico ‘signor’ o ‘signora’.

  6. Dai che questa è la volta buona

    No, non fatelo mai. Porta sfiga. Non l’avete ancora capito che porta sfiga? O è un colloquio finto, fatto giusto per far perdere un po’ di tempo a tutti, in cui è assolutamente certo che verrete presi, del tipo che siete i figli del leccapiedi del capo o i nipoti del vicecapo o che-cavolo-ne-so-io, oppure non fatevi mai prendere troppo dall’entusiasmo, perché tanto sono tutti gentili con tutti prima di dire ‘le faremo sapere al più presto’.

  7. Era una battuta? Dovevo ridere?

    Non c’è cosa peggiore. Nel dubbio io dico di sorridere sempre, o al massimo ridacchiare fingendo di aver capito se capite che era davvero una battuta, ma non ridere mai e poi mai, per non rischiare di prendere per battuta qualcosa che in realtà è stato detto in modo serissimo.

  8. Era una domanda trabocchetto?

    Non può mancare la domanda trabocchetto, o comunque la domanda che mette tutti in crisi, spesso una fatidica ‘quali sono i suoi difetti?’. Ma ti pare che io possa dirti quali sono davvero i miei difetti? Al massimo una persona ritardataria cronica risponderà che ogni tanto ritarda di qualche minuto o una persona ossessivo-compulsiva dirà che è un po’ troppo puntigliosa. Che domanda inutile.

  9. Non ci posso credere, l’ho detto davvero?

    Ecco, oltre a non ridere delle battute è bene anche evitare di farne, è una pessima idea.

  10. Chiedo o non chiedo delle ferie?

    È una tentazione forte, la prima cosa che vorremmo sapere, insomma è quello che determina gli unici momenti di libertà che potremmo avere da quel momento in avanti ma chiederlo al colloquio può farci sembrare degli scansafatiche, quindi probabilmente sarebbe meglio reprimere quell’irresistibile voglia di sapere.

E voi, quando andate a fare un colloquio, solitamente cosa pensate? Rispondete con un commento qui sotto!

Samantha, o Sam, classe '88, alla costante ricerca di un lavoro vero mentre vago nei meandri del web scrivendo notizie stupide con due gatti e due coniglietti in braccio.

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