
Se non è un miracolo poco ci manca. Un giovane di New York era stato dato per morto il suo cuore aveva smesso di battere ma dopo quattro giorni ha ripreso a pulsare. Daniel Walker, questo il nome del ragazzino, era svenuto mentre faceva footing a scuola. Immediatamente ricoverato lo aveva salvato e in questi giorni lo stavano tenendo in vita grazie ad una macchina. Ma dopo quattro giorni il cuore di Daniel ha ripreso a battere.
Per i medici le speranze che il cuore avrebbe ripreso a battere erano ridotte al lumicino. “E la cosa più incredibile che io abbia mai visto”, ha detto Abeel Mangi, cardiochirurgo del Columbia New York-Presbyterian Hospital. Il padre di Daniel, uno spazzino in pensione, ha descritto quel che è successo a suo figlio in termini religiosi: “Dio ha abbassato lo sguardo su di lui e lo ha ricaricato”.
E’ vivo e vegeto ma il suo cuore non batte. A raccontare la strana e bizzarra storia di quest’uomo è l’agenzia France-Presse. Secondo l’agenzia, all’uomo, un canadese di Montreal che ha 65enne, è stato impiantato un cuore meccanico che gli fornisce un flusso continuo di sangue nel corpo anziché la normale pulsazione vascolare.
A causa della mancanza dei battiti cardiaci è, inoltre impossibile misurargli la pressione sanguigna con le normali strumentazioni. Un portavoce del McGill University Health Centre, dove è stato effettuato l’intervento, ha detto: “E’ un concetto un po’ strano perché, se gli capitasse un incidente d’auto o qualcosa e restasse lì per terra a respirare senza che gli battesse il cuore, potrebbe dare l’impressione di essere morto”.
(Fonte Tiscali.it)
E’ accaduto ad Anapolis, nello stato brasiliano di Goias. Edson Rodrigues de Souza è stato arrestato. Voleva stimolare la donna che aveva in cura a reagire alle crisi di panico
Uno psicologo brasiliano ha tentato di curare le crisi di panico di una sua paziente con un metodo poco ortodosso: ha dato fuoco al lettino sul quale la donne stava sdriata durante la seduta. La paziente ha riportato ustioni di secondo grado alla testa e alla schiena, mentre lo psicologo è stato arrestato. È successo ad Anapolis, nello Stato brasiliano di Goias. La vittima, di 42 anni, era in cura da sei mesi presso un istituto psichiatrico della città.
Lunedì, nel corso di una seduta, lo psicologo Edson Rodrigues de Souza, di 28 anni, ha adottato metodi che la direzione dell’ istituto ha definito «infelici e senza la minima base terapuetica»: ha dato fuoco al lettino su cui si trovava la paziente per «stimolarla a reagire». Solo che la paziente è stata raggiunta dalle fiamme, e lo stesso psicologo è dovuto intervenire in suo soccorso per evitare danni gravi. De Souza e la sua malcapitata paziente sono stati portati d’urgenza al pronto soccorso, e da lì lo psicologo ha poi proseguito per il carcere.
Uno Psicologo per lo Psicologo no?
Se questo era lo psicologo mi chiedo in che mani ci affidiamo per essere curati!
Curare non è sinonimo di uccidere!
Un uomo malato di sindrome nefrotica (malattia cronica dei reni), è stato sottoposto a trapianto di rene, prelevato dalla moglie. Dopo qualche tempo, l’uomo ha iniziato ad accusare strani comportamenti. Prima del trapianto era un uomo che odiava tutto quello che piaceva alla moglie: cucinare, fare shopping, giardinaggio, ecc. Lo irritava anche il cane, molto affettuoso con la moglie.
Dopo il trapianto, Ian Gammons, si è accorto di apprezzare e svolgere tutte le attività della moglie Lynda: “Sarò ridicolo, ma penso di aver ereditato la sua personalità. Ho iniziato a cucinare, amo fare pasticcini e torte. Le mie figlie dicono che sono molto buone. Odiavo andare a fare la spesa, adesso faccio la spesa e amo pazzamente lo shopping. Odiavo gli animali, adesso desidero avere un cane tutto per me”.
Molti scienziati sono scettici su quanto asseriscono i pazienti trapiantati. Non credono che possono ereditare anche le caratteristiche del carattere del donatore, con la cosiddetta “memoria cellulare“, quella che permette alle cellule di continuare a produrre gli anticorpi particolari anche quando l’antigene che li ha prodotti è completamente scomparso dall’organismo. Queste cellule mantengono in se una copia dell’antigene, trasmettendola alle cellule figlie, si produce così un clone cellulare specifico per quall’antigene capace di mantenere una memoria immunologica, che dura molto tempo, a volte tutta la vita.
(Fonte virtualblog.splinder.com)