Lap dance in metrò a Milano: Il mistero si infittisce ed è già una leggenda

Il mistero della ballerina di mezzanotte «incendia» la Rete: 200 mila clic in dodici ore sul Corriere online Sui blog: l’ho incontrata anch’io. L’insegnante di teatro: la provocazione di un’attrice in cerca di lavoro.

Ieri non ha lavorato. Questo è certo. Sciopero dei mezzi. E stop (forzato) alle esibizioni. Spunta però un’altra testimone: «L’ho incontrata anch’io ». Era lunedì sera, erano circa le 23, il luogo — anche quello — più o meno era lo stesso: linea verde tra Romolo e Porta Genova. Combacia. Sembra lei: la ballerina delle gallerie. Lap dance in metrò, per qualche fermata. E per pochi spiccioli ritirati con un bicchiere. Fantasia materializzata? Invenzione? Sembra una leggenda metropolitana. Spopola tra i blog, i forum, le chat. Si gonfia nella Rete, come tutte le storie di seconda mano. Ma ci sono i fatti. Eccoli.
Lunedì sera. Quattro minuti dopo mezzanotte. Una ragazza torna a casa e lascia un messaggio sul suo blog (cybercat.iobloggo.com). Racconta cosa le è capitato poco prima: «In metrò una ragazza si è tolta il cappotto e si è esibita in una lap dance improvvisata sui pali del vagone». Interpellata, ieri, cybercat ha confermato: «Ho visto l’interpretazione della fetishgattina tornando dal lavoro ».
Stessa sera, mezzanotte. Il Corriere assiste per caso allo spettacolo. Metrò verde, Porta Genova. Una giovane, con quattro amici, si sfila il cappotto. Una guêpière di latex. Calze a rete autoreggenti. Stivali di pelle sopra il ginocchio. Balla per due fermate, rapida colletta e giù dal metrò. Possibile? Come si spiega? Già sondate (e decadute) diverse ipotesi: elemosina sexy, addio al celibato in pubblico, un’ubriaca, una scommessa persa, un video soft core amatoriale. Resta l’ultima possibilità: che sia la performance di un’apprendista attrice o ballerina, un esperimento di living theatre? Risponde Ida Kuniaki, insegnante della scuola «Paolo Grassi »: «Più che studenti, penso a diplomati squattrinati. A New York sono spettacoli comuni». Perplessa Susanna Beltrami, coreografa e direttrice dell’Accademia di danza del teatro Franco Parenti: «Difficile, in una città imborghesita come Milano». E ancora: «Se pensasse al living theatre, inventerebbe un numero più poetico, o aggressivo, o politicizzato. Non una roba da veline».
Giovedì mattina la notizia è stata pubblicata sul giornale. È esplosa in rete. Duecentomila clic in dodici ore su corriere.it. Si insinua un dubbio, che un tale Peppi esprime nel suo blog: «Sembra una classica leggenda metropolitana». Perplessità giustificata. Gli ingredienti ci sono tutti: immaginario notturno, esibizionismo, sorpresa, appetitosa fantasia orgiastica. L’ironia di altri messaggi frantuma la visione: «Prenoto l’abbonamento »; «La voglio come ministro dei Trasporti». Un romano incuriosito: «Lap dance in metrò, cioè? Se lecca i sostegni della metropolitana?». Un pendolare surriscaldato: «Care le mie impiegate, se stavate cercando il modo per arrotondare…».
La bolla si gonfia. Ieri, la testimonianza di un terzo avvistamento. Una studentessa racconta: «Era lunedì sera, una ragazza in tutina rosa e calze a rete ballava intorno ai pali di una carrozza del metrò. Aveva un cerchietto con orecchie da gatto. Provocava il pubblico. C’erano degli amici.Ho pensato che stessero girando un cortometraggio». Ultimo particolare. Piccante su piccante: «Alla fine del numero ha baciato una sua amica».

(Fonte Corriere.it)

Ora mi chiedo: “PERCHE IO NON L’HO ANCORA VISTA?” eppure io sono in Metro quasi tutti i giorni!

Play Station 3 distrutta davanti ai fan in coda da giorni

smashmyps3

C’è chi fa ore di fila per una PS3 (rischiando la vita) e non vede l’ora di giocarci, e invece c’è chi fa ore di fila e non vede l’ora di distruggerla davanti a tutti !
Chi ha fatto ciò sono quei cazzoni di smashmyps3.com, gli stessi di smashmyipod.com. Ovviamente i soldi non sono loro ma vengono dalle donazioni sul sito da parte di quella gente che odia la Playstation…


“Abbiamo deciso di spingerci un po’ oltre questa volta, distruggendo qualcosa che fosse appena uscito dalla fabbrica davanti a centinaia di fanboys, che saranno certamente affranti nel vedere la loro amata console ridotta in
macerie. Non ho nulla contro la Sony. Il solo scopo di questo progetto è dare un po’ di soddisfazione a chi odia la PS3 e a tutti quelli che si divertono nel vedere le reazioni di chi ha deciso di passare un’intera giornata in coda per acquistarne una. Puro divertimento”

 

Finge morte: nessuno lo rimpiange

Amara sorpresa per un magnate russo che inscena la propria morte per verificare la fedeltà della moglie e dei soci d’affari. Il miliardario scopre che non è poi così amato.

La compagna non esita a chiedere ai medici di staccare la spina al marito, finto moribondo, e il socio d’affari gli soffia l’azienda e la moglie. Il fedele segretario, invece, gli prosciuga in un baleno la cassaforte in ufficio.

Tutto era stato curato – secondo un popolare quotidiano russo a cui un investigatore privato ha raccontato l’incredibile – nei dettagli. Il finto agguato, i finti soccorsi che portano l’oligarca moscovita all’ospedale per finire alla drammatica domanda rivolta dai medici alla moglie davanti al capezzale del suo uomo, ridotto a fin di vita: ” Signora, suo marito è in coma irreversibile. Tocca a lei decidere se dobbiamo staccare la spina”.

La risposta della donna è un fulmine: “Sì, dottore, stacchi, stacchi pure”. Il marito, dal letto, ascolta: in fondo la moglie non lo ama poi così tanto. Spera di rifarsi con il socio d’affari con cui lavora da anni, appena arrivato in ospedale sconvolto dalla notizia dell’agguato. L’uomo dà le condoglianze alla vedova, una, due, tre volte. Le condoglianze sono un po’ troppo affettuose. Il miliardario capisce che i due sono amanti e pure da parecchio tempo.

Per fortuna che c’è il suo fedelissimo segretario che – come scoprirà l’oligarca moscovita – tutto è tranne fedele. Il dipendente, infatti, saputa della morte del capo, se la svigna solo dopo aver svuotato la cassaforte in ufficio. Non vanno meglio i manager dell’azienda che fanno a gara per passare alle società rivali. Insomma, il magnate è circondato da un bel branco di avvoltoi.
(Fonte Tgcom.it)

Guy Goma – Un Equivoco per diventare Famoso

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E’ entrato cardinale, è uscito Papa, in realtà era un semplice curato di campagna ma nessuno se n’era accorto. E’ andata un po’ così a un ragazzo originario del Congo che, a Londra, si è presentato presso gli studi della Bbc per un colloquio di lavoro e invece, per un equivoco epocale, è finito davanti alle telecamere, in diretta mondiale, intervistato da una giornalista che l’ha scambiato per un’altra persona. Per parlare di qualcosa di cui non sapeva assolutamente nulla.

Guy Goma voleva solo proporsi come tecnico informatico. Però: “E’ successo tutto così in fretta, avevo appena messo la mia firma alla reception – racconta, nel suo inglese imparato da soli quattro anni, da quando cioè si è traferito a Londra – quando un tipo mi ha detto di seguirlo. Andava così di fretta che per stargli dietro mi sono messo a correre”. E correndo correndo è arrivato in un camerino dove l’aspettava un truccatore. “Pensavo facesse parte del colloquio di lavoro, anche se in realtà ero un po’ perplesso dal fatto che qualcuno volesse truccarmi…”.

Dunque, trucco, poi dritto nello studio della diretta, davanti alla conduttrice della Bbc Karen Bowerman. Che senza alcuna incertezza lo ha presentato come Guy Kewney, direttore di Newswireless.net ed esperto di musica online. Lui, che di musica online non ne sa assolutamente niente. Ma l’istinto di sopravvivenza ha preso il sopravvento: “Ho strabuzzato gli occhi e per l’emozione e l’imbarazzo mi sono morso le labbra. Ma quando ho capito che ero in diretta, di fronte alle telecamere, che cosa potevo fare? Ho cercato di rispondere alle domande, e di stare calmo”.

Prima domanda della conduttrice: “Che cosa ne pensa del verdetto di un tribunale britannico che ha posto fine alla battaglia legale tra Apple iTunes e Apple Corps, l’etichetta musicale dei Beatles?”. Risposta, azzeccata lì per lì: “Sono molto sorpreso, questo verdetto mi è veramente caduto addosso, non me l’aspettavo”.

Nel frattempo, il vero Kewney era arrivato. E stava seduto nella lobby del centro televisivo. Davanti a un monitor. E si è reso conto che il suo nome compariva sullo schermo sotto il volto di uno sconosciuto, il quale cercava, senza molto successo, di dare risposte coerenti alle domande dell’intervistatrice. A quel punto, l’equivoco si è sciolto.

All’inizio, la Bbc si è scusata dicendo che Goma era il tassista che, a intervista finita, avrebbe dovuto accompagnare a casa Kewney, e che per questa ragione aveva con sé una targa con su scritto il nome dell’esperto. Poi, invece, è emerso che l’impiegato mandato ad accogliere il direttore di Newswireless si era semplicemente recato nella reception sbagliata.

Goma si è detto “traumatizzato” dall’accaduto, ma gli è andata comunque bene: adesso è una specie di “star per caso” ed è stato invitato a partecipare ad altre trasmissioni televisive. Traendone una conclusione: “Forse è destino che io faccia carriera in tv”. La Bbc, però, non ha fatto sapere se, alla fine, l’uomo abbia ottenuto il posto di lavoro per il quale si era presentato.
(Fonte Repubblica.it)

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