Space Poop Challenge – $30,000 a chi trova una soluzione per fare la cacca nello spazio

L’hanno chiamata “Space Poop Challenge” ed effettivamente si tratta di una vera e propria sfida: se nel 2016 nemmeno la NASA ha trovato un modo per fare la cacca nello spazio chi può riuscirci?

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Nonostante abbiano accesso alle tecnologie più avanzate di tutto il mondo, al momento l’unica soluzione per ovviare al problema dei bisogni fisiologici è il vecchio pannolone. Sperando che qualcuno, chiunque, trovi un’alternativa entro il 20 dicembre, la NASA offre $30,000 a chi avrà l’idea migliore.

Se state già cominciando a pensare ad alcune soluzioni state calmi; è più complicato di quello che sembra perché bisogna tenere conto di molte cose. Ad esempio, l’astronauta dovrà essere in grado di integrare il sistema proposto alla propria tuta spaziale in pochissimo tempo, senza tralasciare il fatto che dovrà per forza essere molto leggero e che i bisogni potrebbero rimanere lì anche per 144 ore consecutive. Ah, e deve essere in grado di gestire la pipì e la cacca durante accelerazioni da 3 a 4 g e progettato per le condizioni spaziali, dove solidi, fluidi e gas non si miscelano come sulla Terra a causa dell’assenza di gravità.

Nella pagina ufficiale della Space Poop Challenge potete trovare tutti i dettagli, nel caso in cui tra di voi ci fosse qualcuno che potrebbe risolvere il problema della cacca nello spazio.

Giappone: smartphone waterproof per poterli usare sotto la doccia

È da un po’ che nel mercato occidentale sentiamo di alcuni smartphone waterproof e siamo entusiasti perché se dovesse caderci nel water potremmo stare tranquilli. In Giappone invece gli smartphone sono resistenti all’acqua per il 90-95% da almeno una decina d’anni perché le persone vogliono usarli anche in vasca o sotto la doccia.

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L’anno scorso hanno dato luce a uno smartphone completamente lavabile ma non è stata una novità troppo entusiasmante, in quanto già da tempo sono quasi tutti waterproof – e quindi vengono lavati indirettamente sotto la doccia. Sì, perché la dipendenza da smartphone in Giappone è così forte che le persone non si staccano dal proprio telefono nemmeno quando devono lavarsi!

Per questo i produttori di smartphone sono andati incontro ai loro clienti cominciando a produrli in modo che resistessero all’acqua già dieci anni fa. Il primo è stato il Casio Canu 502S, nel 2015, seguito a ruota da vari modelli della Fujitsu e poi da tutte le altre aziende produttrici di telefoni cellulari.

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Al momento, nel mercato giapponese gli smartphone sono waterproof per almeno il 90-95%. La Samsung, azienda coreana, ha dovuto adattarsi per non rimanerne completamente fuori ed è forse per questo che ha cominciato a impermeabilizzare i propri smartphone (il primo è stato il Samsung Galaxy S5). Per la Sony invece, essendo un’azienda giapponese, gli smartphone waterproof sono la regola più che l’eccezione.

E quindi cos’abbiamo imparato oggi? Che se lasciamo il cellulare fuori dalla doccia non ne siamo così dipendenti come pensavamo.