Humai, la startup che promette di resuscitare i morti

Da sempre, il tema della vita eterna appassiona l’essere umano. Alcuni pensano che il nostro futuro sia da cercare nell’intelligenza artificiale, altri credono che la rigenerazione cellulare possa essere una strada. Poi c’è chi come Josh Bocanegra, CEO della Startup Humai, crede che si possa addirittura riportare i vita in morti, grazie alle nanotecnologie e ai robot.

humai

L’azienda di Josh parte da un ragionamento tanto semplice quanto lontano ancora dalla realta: trasformare le onde cerebrali in dati leggibili da computer per poi fare in modo che il cervello della persona deceduta possa recuperare tutte le informazioni di cui ha bisogno e riprendere la sua normale attività.

Humai, afferma che ha intenzione di iniziare a conservare le informazioni di chi desiderà sottoporsi al trattamento tramite delle app che l’azienda sta sviluppando.
Quando la persona morirà, il suo cervello verrà congelato e ibernato e se la persona avrà conservato i dati del proprio cervello, potrà riutilizzarli una volta “resuscitato”.

Il cervello riportato in vita verrà poi posto all’interno di una macchina artificiale, che verrà completamente controllata tramite le terminazioni nervose. Un vero e proprio Cyborg.

Josh-Bocanegra

Moltissimi studiosi si sono detti dubbiosi sulla fattibilità del progetto di Josh: “E’ molto facile dire che tutte le informazioni di un cervello verranno prese e conservate prima di essere riutilizzate. In realtà, però, siamo ben lontani dall’aver scoperto un metodo in grado di tramutare i segnali delle terminazioni nervose in dati; non è facile come collegare il cervello ad una presa USB. Dubito che una startup con appena 5 dipendenti e nessun capitale possa riuscire nell’impresa a cui scienziati di tutto il mondo lavorano da anni.” – dichiara lo specialista britannico Michael Maven.

Anche l’italiano Andrea Riposati esprime le sue perplessità: “Sono capaci tutti di spillare soldi alle persone facoltose che desiderano vivere il più a lungo possibile, promettendo una tecnologia che ancora non esiste e che si sa già che non esisterà prima di almeno 30 anni.”

humai-resuscita i morti

Eppure, il numero uno di Hamai non si lascia intimorire dalle accuse e spiega che nonostante il suo progetto sia molto abizioso non ha come primo obiettivo quello di rubare soldi alle persone e che anzi, l’idea di poter aiutare l’umanità alla realizzazione di questo sogno fantascientifico è la sola cosa che lo motiva profondamente.

Voi cosa ne pensate? Arriveremo mai a questo punto?

Aspirapolvere robot aspira i capelli di una casalinga mentre dorme

Aspirapolvere robot aspira i capelli di una casalinga mentre dorme

Una donna sudcoreana ha dovuto chiamare i pompieri dopo che la sua aspirapolvere robot le ha aspirato i capelli mentre dormiva.

Aspirapolvere robot aspira i capelli di una casalinga mentre dorme

Un consiglio: mai addormentarsi mentre fate andare l’aspirapolvere robot. Una donna 52enne di Changwon, nella Corea del Sud, l’ha lasciata accesa per pulire la casa mentre faceva un pisolino ma si è svegliata all’improvviso quando la macchina ha cominciato ad aspirarle i capelli.

I pompieri sono arrivati e sono riusciti a liberare i capelli della donna, la quale non ha subito alcun danno.

Fanbot coreani

Creati i fanbot, fan robot per una squadra di baseball coreana

Altra invenzione tutta coreana: dei robot in grado di esultare e risollevare l’animo dei giocatori dell’Hanwha Eagles, squadra che non sta vivendo degli anni gloriosi.

Fanbot coreani

Dopo oltre 400 sconfitte in cinque anni, i tifosi degli Hanwha Eagles sono divenuti lo zimbello delle varie tifoserie coreane: pur seguendo il loro cuore e dimostrando la fiducia nei giocatori, l’umiliazione è tale che per alcuni diventa vergognoso persino presentarsi alle partite per incoraggiare la squadra. (altro…)

Kodomoroid, il primo robot programmato per condurre un programma TV

Alcuni scienziati hanno svelato quello che dicono sarà il primo presentatore televisivo robot, con tanto di senso dell’umorismo che abbinerà alle abilità linguistiche.

L’androide Kodomoroid (che deriva dall’unione di due parole, ovvero “kodomo” (bambino in giapponese) e “androide”), che al momento è situato al National Museum of Emerging Science and Innovation di Tokyo, è un automa umanoide con le sembianze di una ragazza molto giovane dai lineamenti asiatici e durante la presentazione ha letto alcune notizie di attualità ai giornalisti di Tokyo, come se fosse una vera e propria conduttrice televisiva. Ha anche preso in giro il suo creatore Hiroshi Ishiguro dicendogli: “Stai cominciando a sembrare un robot!”.

Kodomoroid ha rivelato anche la sua capacità di dire scioglilingua e ha detto che il suo sogno è avere un suo programma televisivo in futuro. È stata affiancata da un altro automa di nome Otonaroid (“otona” significa adulto in giapponese), anche questo di sesso femminile, che si è imbarazzata quando le hanno chiesto di presentarsi e si è scusata dicendo: “Sono un po’ nervosa”. Otonaroid è stata programmata per fare la guida dentro al museo, dando informazioni sul materiale esposto.

Entrambi gli androidi lavoreranno al museo e interagiranno con i visitatori per raccogliere più dati possibile per gli studi di Ishiguro sulle reazioni umane alle macchine. “Questo ci darà un feedback importante mentre esploriamo la questione di ciò che è umano. Vogliamo che i robot diventino sempre più intelligenti”, ha detto lo scienziato.