Donna scopre di essere incinta 48 ore prima del parto

Una donna Californiana del peso di 189 kg si era recata all’ospedale per fare un controllo in seguito ad un forte mal di stomaco, solo grazie a questa visita i medici si sono accorti che la donna era in uno stato ormai avanzato di gravidanza infatti solo 48 ore dopo April Barnum ha partorito un bambino sanissimo.
La donna ha dunque dovuto realizzare in sole 48 ore di essere divetnata ormai madre.
Il fatto che non si sia accorta di essere incinta è legato principalmente al suo peso che le ha inpedito di accorgersi della presenza del feto, inoltro il ciclo metruale della donna si è fermato un paio di anni fa, sempre a causa del peso, dunque nessun indizio ha aiutato la donna ad accorgersi della gravidanza.
Per vedere il video della donna Cliccate Qua

(Tradotto da Spluch.blogspot.com)

Anziana ammette di aver fatto sesso con un bambino

Anziana 84enne ammette di aver fatto sesso con bambino 11enne

Anziana ammette di aver fatto sesso con un bambinoUn anziana donna dell’Oregon è stata condannata dopo aver ammesso di aver fatto sesso con un bambino di 11 anni. Il bimbo era stato affidato alla donna e viveva con lei. Georgie Audean Buoy, 84 anni, è stata giudicata colpevole dai giudici per tentato abuso sessuale su minore e condannata a 36 mesi di reclusione.

Leslie Wolf, avvocato del distretto principale di Wasco ha affermato che la donna in precedenza era stata accusata di altri 6 reati, tra i quali anche tentata rapina per la quale aveva scontato 8 anni di carcere.
In una registrazione la donna ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con il piccolo quando si predeva cura di lui nel 2004. La sua età e le condanne criminali precedenti sono state molto importanti per arrivare alla condanna.
La donna dovrà pagare 5000 dollari alla vittima dopo aver scontato la sua pena in un carcere femminile.

Qua il video in Inglese

Sbaglia autobus e si perde: torna a casa dopo 25 anni


Una donna malese ha sbagliato autobus e si è ritrovata in una città a lei sconosciuta dove le persone parlavano una lingua diversa dalla sua. Non sapendo leggere e scrivere la poveretta ha impiegato 25 anni per ritornare dai propri cari.
La poveretta, oggi 76enne, era salita su un mezzo pubblico con la convinzione che lo stesso l’avrebbe portata a Narathinwat, una delle tre province a maggioranza musulmana del sud della Thailandia. Sfortunatamente per lei l’autobus l’ha condotta 1.200 chilometri a nord di Bangkok. Salita su un altro mezzo, con la convinzione fosse stavolta diretto nel sud del paese si è ritrovata a Chiang Mai, una città a 900 chilometri a nord della capitale.
Jaeyaena Beurraheng, questo il nome della sfortunata donna, è stata costretta a vagare per le strade in cerca di aiuto. Per 5 anni ha vissuto come una vagabonda e cosa ancor più drammatica senza la possibilità di comunicare con nessuno.
Nel 1987 è stata arrestata e condotta in un centro di accoglienza per senzatetto. Tutti, per anni, l’hanno creduta muta. La fortuna per Jaeyaena cominciò a girare quando incontrò tre studenti musulmani di Narathiwat. I ragazzi si sono immediatamente accorti che la poveretta parlava la loro lingua. A quel punto la donna ha potuto raccontare la sua storia ed essere ricondotta a casa dove ha potuto riabbracciare i suoi otto figli.
“Solo nel momento in cui i tre ragazzi in abiti musulmani l’hanno incontrata – ha detto Jintana Satjang, direttrice del centro per i senzatetto – lei ha cominciato a parlare e così abbiamo capito che non era muta”.

(Fonte Tiscali.it)

Bolzano: Resta incinta e chiede il test di gravidanza per metà squadra di calcio

Quasi mezza squadra di calcio dovrà fare il test di paternità: una donna residente in Val Venosta, Alto Adige, ha fatto ricorso ad un avvocato per avere un assegno di mantenimento per il suo bambino. La donna ha chiesto che siano “controllati” anche un paio di assessori comunali.

La vicenda è raccontata oggi dal quotidiano in lingua tedesca di Bolzano Tageszeitung. Il fatto – scrive il giornale – è avvenuta in un paesino della vallata della cittadina termale di Merano. La giovane donna – che lavora in un bar – dopo avere avuto il figlio ha chiesto il controllo della paternità su una decina di compaesani, fra cui sei calciatori e un noto imprenditore della zona. Si racconta che gli incontri avvenissero negli spogliatoi dopo gli allenamenti, il presidente della società calcistica smentisce categoricamente, mentre tutto il paese si stringe intorno alla donna difendendola.

Donna salvata dal reggiseno la spallina ferma un proiettile

SAN PIETROBURGO – Una donna a San Pietroburgo è stata salvata dalla spallina del reggiseno. Debbie Bingham, 46 anni, residente ad Atlanta, si trovava nella città russa in visita presso alcuni parenti. Nel giorno di San Silvestro è stata colpita da un proiettile, sparato probabilmente per festeggiare il nuovo anno, che ha raggiunto la sua spalla sinistra: il proiettile è stato tuttavia rallentato dalla spallina del reggiseno.

La sua ferita sarebbe stata infatti di gran lunga peggiore se non fosse stato per l’indumento, ha assicurato George Kajtsa, portavoce del dipartimento di polizia di San Pietroburgo.

Bingham ha raccontato che si trovava fuori con i propri figli, e stava guardando i fuochi d’artificio, quando ha avvertito un dolore alla spalla sinistra. Sua figlia Solanda, 30 anni, si è subito accorta del sangue che stava colorando di rosso il maglione bianco della madre. “Eravamo seduti a un tavolo da picnic e stavamo ascoltando musica quando mia madre ha detto ‘Ow'”, ha raccontato Solanda Bingham.

La giovane ha guardato la madre e ha urlato: “Hanno sparato a mia madre, hanno sparato a mia madre!”. Il proiettile tuttavia non era penetrato dentro la spalla, si era arrestato dopo la spallina del reggiseno, provocando però una ferita superficiale. Il proiettile è stato successivamente rimosso in ospedale.

(Fonte Repubblica.it)

Lap dance in metrò a Milano: Il mistero si infittisce ed è già una leggenda

Il mistero della ballerina di mezzanotte «incendia» la Rete: 200 mila clic in dodici ore sul Corriere online Sui blog: l’ho incontrata anch’io. L’insegnante di teatro: la provocazione di un’attrice in cerca di lavoro.

Ieri non ha lavorato. Questo è certo. Sciopero dei mezzi. E stop (forzato) alle esibizioni. Spunta però un’altra testimone: «L’ho incontrata anch’io ». Era lunedì sera, erano circa le 23, il luogo — anche quello — più o meno era lo stesso: linea verde tra Romolo e Porta Genova. Combacia. Sembra lei: la ballerina delle gallerie. Lap dance in metrò, per qualche fermata. E per pochi spiccioli ritirati con un bicchiere. Fantasia materializzata? Invenzione? Sembra una leggenda metropolitana. Spopola tra i blog, i forum, le chat. Si gonfia nella Rete, come tutte le storie di seconda mano. Ma ci sono i fatti. Eccoli.
Lunedì sera. Quattro minuti dopo mezzanotte. Una ragazza torna a casa e lascia un messaggio sul suo blog (cybercat.iobloggo.com). Racconta cosa le è capitato poco prima: «In metrò una ragazza si è tolta il cappotto e si è esibita in una lap dance improvvisata sui pali del vagone». Interpellata, ieri, cybercat ha confermato: «Ho visto l’interpretazione della fetishgattina tornando dal lavoro ».
Stessa sera, mezzanotte. Il Corriere assiste per caso allo spettacolo. Metrò verde, Porta Genova. Una giovane, con quattro amici, si sfila il cappotto. Una guêpière di latex. Calze a rete autoreggenti. Stivali di pelle sopra il ginocchio. Balla per due fermate, rapida colletta e giù dal metrò. Possibile? Come si spiega? Già sondate (e decadute) diverse ipotesi: elemosina sexy, addio al celibato in pubblico, un’ubriaca, una scommessa persa, un video soft core amatoriale. Resta l’ultima possibilità: che sia la performance di un’apprendista attrice o ballerina, un esperimento di living theatre? Risponde Ida Kuniaki, insegnante della scuola «Paolo Grassi »: «Più che studenti, penso a diplomati squattrinati. A New York sono spettacoli comuni». Perplessa Susanna Beltrami, coreografa e direttrice dell’Accademia di danza del teatro Franco Parenti: «Difficile, in una città imborghesita come Milano». E ancora: «Se pensasse al living theatre, inventerebbe un numero più poetico, o aggressivo, o politicizzato. Non una roba da veline».
Giovedì mattina la notizia è stata pubblicata sul giornale. È esplosa in rete. Duecentomila clic in dodici ore su corriere.it. Si insinua un dubbio, che un tale Peppi esprime nel suo blog: «Sembra una classica leggenda metropolitana». Perplessità giustificata. Gli ingredienti ci sono tutti: immaginario notturno, esibizionismo, sorpresa, appetitosa fantasia orgiastica. L’ironia di altri messaggi frantuma la visione: «Prenoto l’abbonamento »; «La voglio come ministro dei Trasporti». Un romano incuriosito: «Lap dance in metrò, cioè? Se lecca i sostegni della metropolitana?». Un pendolare surriscaldato: «Care le mie impiegate, se stavate cercando il modo per arrotondare…».
La bolla si gonfia. Ieri, la testimonianza di un terzo avvistamento. Una studentessa racconta: «Era lunedì sera, una ragazza in tutina rosa e calze a rete ballava intorno ai pali di una carrozza del metrò. Aveva un cerchietto con orecchie da gatto. Provocava il pubblico. C’erano degli amici.Ho pensato che stessero girando un cortometraggio». Ultimo particolare. Piccante su piccante: «Alla fine del numero ha baciato una sua amica».

(Fonte Corriere.it)

Ora mi chiedo: “PERCHE IO NON L’HO ANCORA VISTA?” eppure io sono in Metro quasi tutti i giorni!