Drogato di selfie, smette di andare a scuola e rischia di morire (1)

Drogato di selfie, smette di andare a scuola e rischia di morire

Il 19enne Danny Bowman è il primo ragazzo inglese – e forse al mondo – a dichiararsi drogato di selfie. Anche se detta così può far ridere, la dipendenza di Danny è molto seria e l’ha portato addirittura a un passo dalla morte.

Drogato di selfie, smette di andare a scuola e rischia di morire (1)

Danny ha cominciato a farsi autoscatti e pubblicarli online quando aveva 15 anni. Da lì ha cominciato a scattarsi decine di foto al giorno con il suo iPhone, arrivando a farne più di 200, cercando di fare la foto perfetta. Quando le sue foto hanno ricevuto qualche commento negativo ha sentito il bisogno di cercare l’approvazione dei suoi coetanei e ha addirittura cominciato a perdere peso per diventare più fotogenico. A scuola, nel bel mezzo delle lezioni, andava in bagno per farsi qualche autoscatto fino a quando gli insegnanti andavano a cercarlo. “Avrei passato ore a guardarle, scrutando i miei lineamenti e la mia pelle. Mi facevo selfie a letto, in bagno, per tutto il giorno fino a notte fonda. Studiavo attentamente le foto del mio idolo, Leonardo Di Caprio, e poi mi scattavo foto in pose diverse, cercando di assomigliargli. Ma mi sentivo così brutto”.

Drogato di selfie, smette di andare a scuola e rischia di morire (2) Pian piano è diventata una vera e propria ossessione, tant’è che a 16 anni ha lasciato la scuola e non è uscito di casa per sei mesi. Per un periodo il suo obiettivo è stato quello di diventare un modello ma è stato respinto da un’agenzia nel 2011, in quanto non aveva né il corpo né la pelle adatti.

Nel dicembre del 2012, incapace di affrontare il suo disappunto per le foto che a suo parere non venivano fuori bene, ha tentato di suicidarsi ingerendo un grande quantitativo di pillole. “Ero constantemente alla ricerca della selfie perfetta e quando ho realizzato che non sarei mai riuscito a farla volevo morire”, ha detto Denny. “Ho perso i miei amici, la mia educazione, la mia salute e ho quasi perso la mia vita”. Fortunatamente Danny è stato salvato dalla madre Penny. Attualmente è in cura per dipendenza da tecnologia, DOC (disturbo ossessivo-compulsivo) e dismorfofobia, ovvero avere un’eccessiva ansia del proprio aspetto fisico.

Drogato di selfie, smette di andare a scuola e rischia di morire (5) “L’unica cosa di cui mi importava era avere con me il cellulare in modo da poter soddisfare l’urgenza di farmi una foto in qualsiasi momento della giornata. Alla fine ho finalmente capito che non avrei mai fatto una foto che mandasse via quel mio desiderio ed è stato lì che ho toccato il fondo. Le persone non si rendono conto che quando pubblicano una foto di loro stessi su Facebook o Twitter potrebbe velocemente diventare virale. Diventa una missione avere delle approvazioni e potrebbe rovinare chiunque. È un vero problema come la droga, l’alcol o il gioco d’azzardo. Non auguro a nessuno di passare quello che ho passato io”.

Ora il ragazzo è in astinenza da selfie da sette mesi. “Ho quasi perso la vita ma sono sopravvissuto e ora sono determinato a non mettermi di nuovo nella stessa situazione”. Il caso di Danny è particolarmente estremo ma la dipendenza da selfie sta coinvolgendo gran parte dei giovani che vivono nei paesi più sviluppati; è per questo che ha voluto condividere la sua storia, sperando che possa aiutare altri giovani a non commettere i suoi stessi errori.

Drogato di selfie, smette di andare a scuola e rischia di morire (3)

Pipa con marijuana trovata in un Burger King Menù Kids

Pipa con marijuana trovata in un Burger King Menù Kids

Una pipa con all’interno della marijuana è stata trovata nel Burger King Menù Kids acquistato da un bambino di 4 anni in Michigan (USA).

Pipa con marijuana trovata in un Burger King Menù Kids

Il nonno del bimbo ha chiamato la Polizia non appena ha trovato l’oggetto che è stato lasciato nel menù da un dipendente.

“Ha dato il menù al nipote di quattro anni e quando l’hanno aperto ci hanno trovato una pipa con dentro la marijuana“, ha dichiarato il Capo della Polizia.

Il cliente ha così annotato il numero di targa di un’auto nel parcheggio del ristorante che riteneva “sospetta”; la Polizia, dopo aver rintracciato il veicolo, ha trovato altra marijuana al suo interno.

Durante l’interrogatorio, il dipendente 23enne di Burger King ha ammesso che la pipa era sua e di averla nascosta nel menù mentre stava lavorando.

Dipendente da Coca-Cola Light, spende £3.000 all’anno

Una donna di Ellesmere Port (Cheshire, UK) è dipendente dalla Coca-Cola Light e spende £3.000 all’anno per acquistarne decine di litri alla settimana.

Dipendente da Coca-Cola Light

Jakki Ballan, 42 anni, ha cominciato a bere Coca-Cola Light quando era ancora una teenager, nel pub dei suoi genitori; da quel momento non ha più smesso.

Jakki ne beve in media otto litri al giorno ma è capitato che ne bevesse anche il doppio, ben sedici litri. La sua è una vera e propria dipendenza in quanto se non ne beve almeno ogni 40 minuti le viene il mal di testa.

“Non riesco a stare più di 40 minuti senza Coca. Non riesco a smettere, ci ho provato”, ha confessato la donna, aggiungendo: “Ho bisogno di aiuto specialistico“.

Videogiochi-dipendente cinese è in un Internet Point da 6 anni

Videogiochi-dipendente cinese è in un Internet Point da 6 anni

Li Meng, un uomo cinese che dovrebbe avere intorno ai 30 anni, si è stabilito da 6 anni in un Internet Point, uscendo solamente per comprare del cibo e, ogni tanto, per farsi una doccia.

Videogiochi-dipendente cinese è in un Internet Point da 6 anni Lo ha scoperto un professore di psicologia della Jilin University, che è andato personalmente a trovarlo; sfortunatamente non è riuscito a parlarci perché Meng era troppo impegnato a giocare ed era come se non si fosse nemmeno accorto che qualcuno era lì per parlargli.
“Non importa quello che gli viene detto, rifiuta di comunicare con qualsiasi persona”, ha detto il professore.

Non si sa molto di Li Meng in quanto non si stacca davvero mai dal monitor e dal joystick, ma i media hanno scoperto che sei anni fa si è laureato e da quel momento ha cominciato a dedicare la sua vita ai videogiochi.

Per pagare le spese mensili (500 yuan dell’Internet Point – circa €60) vende oggetti e oro virtuale agli altri giocatori.
Meng rimane lì anche a dormire e ci passa anche le feste; non si sa nemmeno se abbia una famiglia.

Didier Jambart

Uomo dichiara: le medicine per il Parkinson mi hanno reso dipendente da sesso gay e gioco d’azzardo

Didier JambartUn uomo francese, padre di due bambini ha deciso di portare in tribunale la GlaxoSmithKline, casa produttrice di una medicina per il parkinson perché, a suo modo di dire, l’avrebbe fatto diventare dipendente dal sesso gay e dal gioco d’azzardo.

Gli avvocati del 51enne affermano che i comportamenti del loro assistito sono cambiati completamente a partire dal 2003, quando per la prima volta assunse la medicina.

Didier Jambart, impiegato del Ministero della Difesa Francese, racconta di aver tentato il suicidio 3 volte, di non riuscire più a fare a meno del gioco d’azzardo online e confessa di essere arrivato anche a rubare per poter soddisfare la sua voglia di gioco.

Secondo i suoi racconti sarebbe diventato anche compulsivamente attratto dal sesso gay, tanto da fotografarsi nudo per mostrare gli scatti su internet e da incontrare altri uomini con cui avrebbe subito sesso anale.

Didier ha smesso di prendere le medicine nel 2005 e improvvisamente anche le sue voglie per il sesso e il gioco sono scomparsi.

Come conseguenza però è nato un lungo periodo di depressione che l’ha portato anche ad allontanarsi dal suo lavoro. Per queste ragioni ora l’uomo chiede alla casa farmaceutica di essere rimborsato con 4500mila euro per aver prodotto una medicina ‘difettosa’ e al suo neurologo per non esser riuscito ad avvisarlo delle conseguenze che tale medicina poteva causargli.

Cosa ne pensate? Aveva solo voglie peccaminose o è stato realmente vittima di un effetto collaterale?